Attenzione al nuovo Panopticon – Carlo Bordoni

Attenzione al nuovo Panopticon.

Che i social network fossero formidabili strumenti di controllo sociale era ormai evidente: qualsiasi cosa facciamo sulla rete, qualsiasi messaggio, mail o post inviamo, lascia una traccia elettronica permanente che può essere utilizzata da chi vi ha interesse per le ragioni più disparate. Più che una “servitù volontaria”, per dirla con le parole di Etienne de laBoétie, si tratta di una vera e propria rinuncia alla privacy, alla libertà personale. Come tanti Lemmings – Ferrarotti parla addirittura di Un popolo di frenetici informatissimi idioti, in un libro appena edito da Solfanelli – ci gettiamo nell’oceano dell’illibertà, sottoponendoci volontariamente all’asservimento di oscuri padroni delle nostre vite con l’entusiasmo di chi pensa di aver ottenuto piena libertà d’espressione. La disponibilità di accesso alla rete dà l’impressione di una grande libertà d’azione, invece nasconde trappole micidiali, peggiori di ogni divieto di comunicare. Lo scrive a chiare lettere Zygmunt Bauman nel nuovo libro che esce a ottobre in Inghilterra, Liquid Surveillance (con David Lyon), dedicato al nuovo Panopticon della società moderna: la rete. L’inferno in cui tutti diventiamo visibili e possiamo essere osservati da un potere invisibile. Più che un Grande Fratello, una divinità mostruosa e senza volto, onnipresente, capace di controllare il comportamento, le opinioni, i desideri, le inclinazioni e il pensiero di milioni di persone senza essere visto. E di tenerne conto al momento opportuno. La sottomissione volontaria al nuovo Panopticon, tuttavia, non è dovuta al bisogno di trasparenza e razionalizzazione, come era stato per Bentham nel Settecento, ma al desiderio di ritrovare la comunità perduta. Quella condizione di calore e soddisfazione che è venuta a mancare nella società liquida per effetto dell’indebolimento dei legami personali e familiari di cui abbiamo bisogno per sentirci vivi, per sapere che esistiamo. È la voglia di comunità, la voglia di far parte di un tutto e di essere riconosciuti come individui che ci spinge a ricercare nella rete ciò che è andato perduto nella realtà quotidiana. Una debolezza che ci mette a rischio: il nuovo Panopticon non potrebbe essere utilizzato, oltre che per promozioni commerciali e di marketing, anche per scopi politici?

Il parlamento non e’ un CDA caro Briatore.

Il problema di queste persone che nella vita hanno avuto molto successo, vuoi perché hanno avuto intuito e talento, vuoi perché si sono sacrificati molto, vuoi perché magari non avevano eccessivo pelo sullo stomaco, è che ragionano come se l’unica aspirazione dell’essere umano sia fare impresa, produrre e vendere. Ignorano tutta l’evoluzione delle forme di stato, ignorano la storia delle rivoluzioni e le conquiste raggiunte da persone che sacrificavano se stesse non in nome di un bilancio di fine anno, ma di un’ideale di progresso e di equità, trattano la democrazia come un fastidioso intralcio alla realizzazione del loro ego smisurato e insaziabile. Questi sono tempi dove imperversano le scorribande di una tribù di selvaggi mercantilisti che vogliono abbattere tutte le fortificazioni erette in difesa della civiltà, per contrabbandare le loro merci spesso contraffatte, immateriali e reinvestire i guadagni nella pirateria internazionale che abborda i popoli, semina il caos e trafuga sostanziosi bottini, spogliando il 99% dell’umanità di ogni avere e consumandolo nel lusso più sfrenato e nello spreco irrispettoso di chi non ha nulla e conduce una vita miserabile. Il liberismo sfrenato che anima costoro assomiglia ad uno stato di natura, nel quale ogni forma di etica è sconosciuta ed il più forte si sente nel pieno diritto di abusare del più debole. Ma lo stato di natura è stato via via sostituito dal sistema dei diritti e dei doveri, e da un progressivo riconoscimento del diritto di rappresentanza, da un sistema di contrappesi per garantirla, da una sovranità per essere legittimati ad esercitarla e dal principio di redistribuzione della ricchezza.

Spiegatelo a Flavio Briatore, anche se ho il sospetto che se avesse avuto gli strumenti per capirlo, o almeno la sensibilità per non infastidirsene, l’avrebbe già fatto.

Il momento piu’ bello della mia vita.

“Quando un giorno impareremo a portare i nostri figli a passeggiare in mezzo alla natura e a farli correre spensierati e liberi invece che fare lunghe code in macchina per portarli al centro commerciale la domenica, maledicendo il traffico senza accorgersi che il traffico siamo noi, per comprare cose inutili che non ci servono o che vanno a sostituire cose perfettamente funzionanti ma passate di moda, quando eviteremo di fare interminabili file per l’ultimo telefonino ultratecnologico che ci permette una superconnessione per scrivere sui social network che non ce la facciamo ad arrivare a fine mese, forse allora le cose cominceranno a cambiare. Non si risolve il problema solo cambiando i politici con cittadini che hanno una visione diversa dell’ambiente e del bene comune, questo è un primo passo ma il vero cambiamento si ottiene se cominciamo a cambiare noi. Non sarà facile ma se vogliamo una società diversa non esiste altra strada. Dico un’ultima cosa che non avrei provato se non immerso nella natura e poi smetto di annoiarvi: l’altro giorno sono andato per campi con mio figlio di 2 anni, lui correva felice e spensierato ed io dietro di lui, per un attimo mi sono sentito piccolo anch’io pervaso da una sensazione di pace e di quiete interiore e da uno strano pensiero: “Un giorno ricorderò questo momento come uno dei più belli della mia vita”. Fra un po’ di tempo quei campi spariranno e sorgerà un bel centro polifunzionale con negozi, uffici,appartamenti di 50 mq ma dubito che passando di nuovo da quelle parti riuscirò ad emozionarmi, mi resterà il ricordo di quell’attimo. Grazie per la vostra attenzione.” Marco Barbon

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